L’ Esercito dei “Nasi Lunghi”
...quando la bugia crea dipendenza.
...quando la bugia crea dipendenza.
Vivere una vita da bugiardo è come non aver mai ricevuto il miracolo di poter venire al mondo.
La menzogna è l' artificio innaturale meglio riuscito dall' essere umano, è l' oggetto che dona onnipotenza a breve termine, che sfalda le barriere della realtà e che mostruosamente crea surrogati.
Ma se è lo stesso mondo a vivere nella menzogna, cosa è rimasto ormai della sua essenza? Viviamo nell' epoca delle interpretazioni, dove ognuno è tenuto ad esaminare con accortezza ogni affermazione per poi valutarne la veridicità.
L' esempio più sconcertante di come l' atto del mentire si sia infiltrato nella natura dell' uomo antico e moderno e lo abbia così brutalmente plasmato, è la nascita del modello "uomo-mascherato", secondo cui l' individuo, pur di essere al centro dell' attenzione, diventa esso stesso una menzogna, che pur di essere accettato da tutti nega se stesso e da sfogo alla sua "falsità creativa"; è il bugiardo che egoisticamente strappa con violenza le radici della realtà e si manifesta con una maschera sopra il volto da fanciullo.
L' errore dell' uomo è quello di aver inteso l' ottavo comandamento come ottavo per importanza e quindi per lui trascurabile, molto poco rilevante e non allo stesso livello di tutti gli altri.
Mentire è lo strumento per negare se stessi: l' onesto vive, il bugiardo non ha mai vissuto.
G.L.
L’ atto del mentire non è di certo una novità, la bugia esiste fin dall’ alba dei tempi, anche prima dell’ uomo.
La menzogna è un processo apparentemente molto semplice: essa è un’ affermazione volontariamente falsa.
Si possono ipotizzare varie teorie sull’ esistenza di questo semplice processo. Probabilmente la bugia è stata usata e tutt’ ora viene utilizzata per evitare compiti o situazioni troppo stressanti.
Da un punto di vista morale ed etico la menzogna è sicuramente qualcosa che generalmente viene condannata come azione ingiusta verso l’ individuo, che nega il concetto stesso di uguaglianza.
L’ atto del mentire non è però sempre riconducibile a qualcosa di socialmente sbagliato. Vengono utilizzate tante piccole forme di menzogna anche nella vita quotidiana. Mentiamo ad esempio per scopi prettamente pedagogici: se il bambino chiede alla madre “ti piace il mio disegno?”, la madre allora mentirà per riuscire a gratificare il bambino rispondendo: “Sei bravissimo, un vero artista!”. Anche se il bambino non sarà effettivamente un vero artista sarà stimolato a migliorare. Procedimento simile viene utilizzato per educazione, affinché si eviti di ferire la sensibilità di altre persone (“il trucco che ti sei messa ti sta veramente bene!”).
Anche le stesse metafore che i genitori utilizzano sono semplici menzogne utili a preparare il bambino ad argomenti ancora non idonei all’ età.
Infine anche la “bugia a fin di bene” non costituisce di per sé un danno; molte persone infatti, pur di evitare il dispiacere altrui, cercano di nascondere ciò che realmente è accaduto.
Quando elaboriamo una bugia, produciamo un cambiamento sulle aspettative e sul corso degli eventi. Mentire è sicuramente umano e si inserisce perfettamente in un contesto evolutivo.
Da un punto di vista dello sviluppo il “fingere”, e quindi mentire sulla realtà circostante, è fondamentale per la crescita individuale. La prima forma di bugia sta forse proprio nel momento in cui il bambino astrae, immagina, “finge di”. Secondo lo psicologo Jean Piaget, padre dell’ epistemologia genetica, il bambino raggiunge la capacità di utilizzare simboli intorno al secondo anno di vita, durante lo stadio pre-operatorio. In questo stadio è naturale che il bambino finga, immagini, e decontestualizzi; il bambino gioca e finge di essere all’ interno del gioco, crea una realtà fittizia, finalizzata al divertimento personale. Il fingere di essere qualcuno o qualcosa è uno dei primissimi eventi in cui il bambino vive un vero e proprio “controllo” sulla propria mente, tutto ciò sarà in futuro utile a delineare l’ autostima e l’ identità della persona.
La bugia è un tipo di ragionamento strategico pertanto molto complesso per un infante; essa è quindi indice di una spiccata intelligenza e di un corretto sviluppo cognitivo. Solo successivamente il bambino svilupperà un giudizio morale sufficientemente adeguato a fargli capire che si tratta di un’ azione moralmente sbagliata.
Da piccoli raccontare una bugia può essere anche utile per abbattere l’ ansia e ad essere più sicuri di sé. Anche affermare di avere qualità o titoli ancora non acquisiti può risultare utile a creare autostima e stimoli per migliorare.
Tutto diventa inopportuno quando, da adulti, ci si proclama in un modo e in quel modo si continua a voler apparire, fornendo una visione alterata di se stessi.
Fin dalla nascita l’ uomo, come qualsiasi altro organismo vivente, ha la necessità di modificare la realtà a proprio favore, qualche volta riuscendoci, altre no.
La bugia possiede la particolare caratteristica di donare un forte senso di potere sulla realtà. Il bambino che per la prima volta inizia consapevolmente a dire bugie sperimenta un senso di vera e propria onnipotenza.
In questo modo la realtà può essere plasmata come vogliamo, quando vogliamo e soprattutto quanto vogliamo. Più il bugiardo è abile nel rendere credibili gli elementi fasulli, più potrà plasmare il mondo che lo circonda sulla base di false affermazioni.
Il senso di accettazione da parte di un gruppo o il sentirsi sbagliati possono costituire le cause principali al comportamento bugiardo. Inventare dal nulla un retroscena di esperienze passate o di doti acquisite è sicuramente un modo per far bella figura su un determinato gruppo (“Ho frequentato un scuola prestigiosa”; “Sono un bravissimo musicista”) e sicuramente è molto meno faticoso che riuscire lentamente a “guadagnare” la simpatia e l’ approvazione di una persona sulla base delle poche doti o peculiarità possedute realmente.
Cosa succede però quando un individuo basa la propria vita più su ciò che vorrebbe essere che su ciò che realmente è?
La “mitomania” o “pseudologia fantastica” è un disagio psicologico in cui vi è la forte tendenza ad inventare bugie allo scopo di destare interesse o ammirazione da parte delle altre persone e di accrescere l’ esaltazione psicologica personale. Da un punto di vista psicoanalitico si nota come questo tipo di disturbo possa inserirsi molto coerentemente tra i disturbi narcisistici. Il DSM IV classifica la mitomania tra i disturbi narcisistici e quelli istrionici. In questo caso l’ individuo sarà continuamente ossessionato dal suo “ideale dell’ Io” (vale a dire quella percezione di se stessi che si vorrebbe avere per sentirsi adeguati sia al sistema soggettivo dei valori e dei giudizi, sia all’ oggettiva realtà sociale). Oltre ad avere un ideale grandioso del proprio Io, il mitomane cerca quindi di avvicinarsi al proprio ideale (patologico) con ogni mezzo e ad ogni costo, sia per incrementare l’ esaltazione psicologica personale, sia per essere ammirato o accettato dagli altri.
I mitomani perciò tendono a crearsi un universo sulla base di bugie sempre più frequenti e spontanee.
La teoria del caos fornisce una visione affascinante di come gli eventi iniziali possano influenzare quelli futuri in maniera esponenziale. Il così detto “Effetto Farfalla” è sicuramente un utile punto di riferimento per spiegare e comprendere l’ andamento della vita di una persona dedita alla menzogna. Quando un individuo inizia a crearsi un’ immagine di sé basata su menzogne creative più che sulla effettiva verità, tenderà probabilmente ad incrementare la figura fantastica che si è creato, producendo false realtà sempre più esagerate. E’ sufficiente quindi produrre una bugia sul proprio conto per stravolgere i risultati finali.
Si può parlare quindi di una sorta di “dipendenza”: ci sono persone per le quali dire bugie non sembra essere solo un’ abitudine, ma un vero e proprio stile di vita. Tutto deriva dal fatto che dopo che il bugiardo ottiene l’ approvazione dal gruppo in cui si trova, tenderà ad incrementare il benessere elaborando nuove bugie, fino a non essere creduto invece sulle verità che lo riguardano.
Non è una novità sentire di persone che hanno finto per anni di svolgere la professione di medico o di altre che hanno vissuto due vite con famiglie differenti.
C’è chi racconta di aver vissuto un anno in America all' insegna degli eccessi e del divertimento, per far colpo sui propri amici. C’ è chi inventa storie fantasiose su eventi che non sono mai accaduti, in posti in cui non si è mai stati, esaltando doti mai avute e proclamando nobili punti di vista; chi è il discendente di una ricca e nobile famiglia e chi invece è la persona più acculturata del mondo.
Non bisogna poi stupirsi se questo tipo di persone sono le prime ad essere purtroppo abbandonate e trascurate da amici e familiari. Tutto assomiglia un po’ al celebre film “Big Fish” il capolavoro di Tim Burton tratto dal romanzo di Daniel Wallace, che narra l'incredibile vita del bugiardo patologico Edward Bloom: “A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Esse continuano a vivere dopo di lui, e così egli diventa immortale”.
Per cadere nella “dipendenza da bugia” non è sicuramente necessario essere dei mitomani.
Il concetto di “identità” è cambiato molto dopo la nascita di social network e piattaforme di condivisione. In questo contesto virtuale chiunque è in grado di creare l’ identità che preferisce: se la propria identità non viene accettata, si ha la possibilità di crearne una nuova in maniera virtuale.
Il caso riguarda anche numerosi videogiocatori che si imbattono nei giochi di ruolo on line; il gioco di ruolo in sé ha la capacità di far immedesimare il giocatore nel proprio alter-ego. In alcuni casi il gioco non diventa più semplice divertimento, emozione o comunicazione, diventa un pretesto per privarsi della propria identità e sostituirla con quella del proprio eroe nel gioco.
E’ incredibile pensare come questo fenomeno di “sottomissione” alla realtà fittizia possa letteralmente cambiare il corso degli eventi, l’ immagine che creiamo di noi stessi e degli altri, i sentimenti, le impressioni e le emozioni.
Persone invisibili, inesistenti, che ogni giorno negano la loro vera esistenza.
Per quanto i detti popolari abbiano ragione, in alcuni casi le bugie “hanno le gambe lunghissime”: continuano per una vita intera senza mai venire a galla. Il vortice di dipendenza che esse creano condanna l’ uomo a vivere per sempre nella finzione, escludendo quasi del tutto la realtà effettiva.
Tutto si riduce ad interpretare minuziosamente ogni affermazione; il bugiardo difficilmente si disintossica dalle sue menzogne, come un’ insanabile malattia dell’ animo.
Giacomo Lazzerini.


